Cosa NON è la meditazione: miti e leggende da sfatare

Hai una pratica di meditazione?

non è la meditazioneQuesta è una domanda che faccio spesso alle persone che mi contattano per informazioni durante il mio tè per due

La ragione per cui lo chiedo è che mi dà un po l’idea di dove si trovano rispetto a questo punto importante.

La meditazione a mio avviso non può essere più un optional: andrebbe insegnata nelle scuole, ai bambini fin da piccoli, ai genitori, alle coppie, agli anziani, alle neo-mamme.

È uno strumento prêt a porter, nel senso che puoi davvero usarlo ovunque ti trovi: in treno, sulla spiaggia, al lavoro. Non quando guidi però! Ma se hai tempo, parcheggia in un luogo tranquillo e medita, io l’ho fatto tante volte, soprattutto quando mia figlia era più piccola e non avevo il tempo di farlo a casa. Lei faceva un riposino e io meditavo tranquilla.

Tornando alla mia domanda, le risposte vanno spesso da “no” a “ho provato qualche volta” – la maggior parte delle volte. A volte qualcuno mi dice che sta provando quella o quell’altra tecnica, e allora la conversazione prosegue diversamente.

Quando mi rispondono “no” o “qualche volta”, voglio sapere perché. È interessante notare che ogni volta o quasi, mi sento dire: ci ho pensato che vorrei iniziare, ma non so bene come.

Ora vedi, per come la penso io, la tua intuizione ti ha passato un messaggio importante; probabilmente per mancanza di informazioni corrette, ignori quell’idea o le dai poca attenzione, rimandando parte del tuo benessere ad un giorno che forse non verrà mai. Ed è un gran peccato.

Per questo mi sono fermata a riflettere, con l’intenzione di riunire alcune considerazioni importanti in una sola pagina che conto ti sia utile per iniziare.

Meditazione: miti e leggende da sfatare 

  • Ci vuole troppo tempo: bastano 5 minuti al giorno. Giuro. Poi ti piacerà talmente tanto che vorrai allungare tunon è la meditazione il tempo.
  • Non so cosa devo fare: la risposta più semplice è: “Nulla”. Respira, ascoltati, respira, ascoltati, respira… Questo è un modo semplicissimo per partire. Ci sono altre metodologie semplici per cominciare di cui ti parlerò più avanti.
  • Mi addormento: meditare non significa dormire, anzi; ma capita di rilassarsi talmente tanto da scivolare nell’incoscienza, e di base significa che ne hai davvero bisogno. Se continui ad essere costante, accumulerai rilassamento e sarai più presente anche durante la meditazione. Questa è stata anche la mia esperienza.
  • Non riesco a meditare perché continuo a pensare: questa è la mia preferita. Chi ha messo in giro l’idea che meditare significa assenza totale di pensiero è un gran furbone delle scuse bislacche. La mente non smette di pensare perché ti sei seduto a meditare. Casomai, ti accorgerai che hai veramente una quantità immane di pensieri costanti, per lo più negativi o inutili. Che di per sé, è già una bella realizzazione.

Aggiungo per concludere, che per meditare non serve nulla: non serve il cuscino figo, l’incenso buono, la candela di Dyptique, il mala attorno al collo o la statuina di Budda. Tutte queste cose sono belle e aggiungono sicuramente significato alla pratica – ma vengono DOPO, se proprio devono venire.

Per meditare servi tu, la tua voglia di smettere di essere succube dei tuoi pensieri negativi, un posto tranquillo dove sederti (a meno che tu non preferisca una meditazione attiva) e per questo vanno bene anche la sabbia del mare o l’erba del prato. E in ultimo, 5 minuti tolti a qualsiasi aggeggio elettronico e dati a favore del tuo benessere mentale e psichico.


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